Cronaca CE

Muore a 36 anni. “Il Covid non gli dato neanche il tempo di rendersi conto”

Non ha avuto il tempo di rendersi conto dell’aggressività del Covid. La positività, il ricovero, la rianimazione ed infine il triste epilogo. Si è spento così Domenico, a soli 36 anni lasciando una moglie e due figlie piccole. A ricordarlo è stato don Antonio Piccirillo, parroco a Marcianise che ha conosciuto la vittima durante il periodo in cui ha ricoperto il ruolo di vicario parrocchiale a San Giuliano Martire.

“Gli ultimi contatti risalgono all’incidente stradale che fece e da cui riportò una seria frattura alla gamba – ricorda – È da alcuni giorni che alcune famiglie chiedevano preghiere per Domenico. Abbiamo pregato sul pullman che ci portava alla cittadella della Carità ad Angri, ospiti della Fraternità Emmaus. Abbiamo pregato ancora durante la Messa serale dedicata all’amore sponsale per Domenico, sua moglie e le due splendide bambine”.

Ma le preghiere non sono bastate. “Il covid non gli ha dato nemmeno il tempo di rendersi conto della sua aggressività e della fatale devastazione polmonare che da lì a poco avrebbe scatenato. In appena venti giorni, la notizia della positività, dopo quattro o cinque giorni subito il ricovero in ospedale a Maddaloni per complicazioni respiratore, infine l’intubazione. È stato tutto molto così veloce e drammatico – rivela don Antonio – Tutto così incomprensibile. Sono scioccato nel vedere la sua foto sui social unita alla notizia che non è più. Domenico, splendido giovane, amabile per il suo carattere mite e determinato, una vita aperta al venire di tanti e tanti giorni ancora e invece stroncato ad appena 36 anni dal subdolo Covid. Piango con la mamma Angela, il papà Tommaso, le piccole Angela e Giorgia, le pupille dei suoi occhi, con i familiari ed amici tutti”.

Don Antonio non può fare a meno di pensare al prossimo Natale. “Leggo e medito la “Lettera di Natale”, pubblicata il 22 Dicembre 2019, del poeta Franco Arminio che parla del Natale come di una festa attesa, ma anche molto temuta. Perché mai come durante i giorni di Natale si sente il peso delle assenze, la fatica delle proprie imperfezioni. È tremendamente vero, chiaro, quanto il Natale ci esponga all’assenza delle persone care, a fare i conti con le nostre fragilità. Come non pensare ora a Domenico, Baldo, Francesco… ai tanti che in poco tempo hanno perso la vita! Un’altra famiglia che si aggiunge alle tante famiglie che piangono la morte di un loro caro. Come vorrei che fosse il Natale di quanti non ci sono più; come vorrei che l’Eucarestia celebrata fosse vissuta realmente quale sacramento della nostra salvezza! Nella preghiera non pronunciamo solo dei nomi, ma portiamo al cuore tutte le storie di quanti hanno condiviso con noi un tratto di strada e che ora vivono, in Dio. Ciao Domenico…in paradiso, con gli Angeli. Riposa sul cuore di Gesù, che ha dato la vita anche per te, fino al giorno della risurrezione, compimento e senso ultimo dei tuoi e nostri giorni”, conclude.

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