Cronaca CE

Carcere di Santa Maria Capua Vetere, sale la protesta:“Detenuti abbandonati al freddo e senza medicinali”

Detenuti positivi lasciati in isolamento senza coperte né medicinali. E’ questa la situazione al carcere di Santa Maria Capua Vetere dove si è registrato un focolaio Covid che preoccupa i familiari dei reclusi del penitenziario “Francesco Uccella”.

Una situazione allarmante ad ascoltare le madri e le mogli. “Mio figlio è tra i positivi – racconta una di loro a CasertaNews – Lo hanno messo nelle celle giù, in isolamento dove ci sono le finestre rotte. Non ricevono cure e non hanno nemmeno le coperte per proteggersi dal freddo. Dalla videochiamata ho notato che a terra nella cella c’era dell’acqua. Poi dopo qualche giorno è stato trasferito al Danubio dove ci sono altri detenuti positivi”. Un dramma difficile da affrontare perché “l’ho denunciato io per salvarlo dalla droga – aggiunge – ed ora che l’ho messo in questa situazione non vivo più”.

Il caso delle celle “umide” e fredde rimbalza di bocca in bocca tra i familiari dei detenuti. “Lo scorso 6 dicembre sono stata contattata dall’Asl che mi ha riferito che mio marito era positivo – dice la moglie di un detenuto – Mi hanno chiesto informazioni sulle sue condizioni. Dal carcere non me ne danno e mio marito, dopo che gliel’ho comunicato attraverso una videochiamata, ha appreso di essere positivo. Non ha avuto nemmeno il referto. Così è stato messo in isolamento in una cella al freddo, con le finestre rotte, senza mangiare e senza coperte. Non li curano, a stento ricevono la tachipirina. Mio marito presenta sintomi: ha tosse e si sente debilitato. Abbiamo provato anche a far entrare medicinali all’interno con la consegna del pacco ma non ce li hanno fatti entrare”.

Poche cure anche a chi soffre di patologie pregresse e si trova ora ad affrontare anche il Covid. “Mio marito è risultato positivo – dice una moglie – E’ in carcere da maggio per una falsa testimonianza. Lui ha problemi di circolazione ed ora gli si è gonfiata una gamba che rischia di andare in cancrena senza cure adeguate che non riceve. Inoltre, in quelle celle con le finestre rotte non può fare nemmeno una doccia perché entra vento e freddo. Non possono essere trattati così”. Quella delle scarse cure è una situazione che accomuna tutti i detenuti, positivi e non. “Mio marito è al Nilo e fortunatamente è negativo – racconta un’altra moglie – Lui però è diabetico e riceve cure non tutti i giorni. Deve assumere medicinali sempre ed invece gli arrivano a giorni alterni. Non è messo nelle condizioni di seguire una terapia”.

Il focolaio ha riacceso i riflettori sulla casa circondariale sammaritana, salita agli onori delle cronache per le torture subite dai detenuti il 6 aprile dell’anno scorso, anche per la questione vaccini. Da giorni la garante provinciale dei detenuti Emanuela Belcuore sta invocando un open day per i vaccini. “Mio marito ha chiesto il vaccino da tempo ma dopo aver firmato tutti i moduli e le richieste non lo ha ricevuto ed ora è positivo al Covid”, rivela una moglie disperata.

Sono preoccupati anche i familiari di chi è negativo e che ora si ritrova isolato in reparto. Ci sono detenuti che potrebbero essere trasferiti in comunità per essere curati ed invece sono in carcere. E con la pandemia in corso i tempi si sono drammaticamente allungati. Insomma, serve un intervento dello Stato. Di quello stesso Stato che se dimentica gli ultimi non può più definirsi tale.

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