Simona Capone: “Non mi stacco mai, neanche mentre dormo!

Simona Capone, la diciassettenne che era legata sentimentalmente a Santo Romano, il giovane calciatore diciannovenne ucciso lo scorso anno a San Sebastiano al Vesuvio, ha espresso il suo desiderio di giustizia, sottolineando che “chi ha sbagliato deve pagare, anche se minorenne”.
Le sue parole sono state pronunciate ieri, in occasione della prima udienza del processo a carico dell’imputato, svoltasi presso il Tribunale per i Minorenni. Durante l’udienza, la ragazza ha stretto tra le mani una scarpa appartenuta a Santo, spiegando il profondo legame affettivo che ancora la lega a quell’oggetto: “Con questa scarpa ci dormo, non riesco più a separarmene. È la prima volta che la porto con me in pubblico dopo un po’ di tempo, perché rappresenta qualcosa di Santo in un giorno così importante”.
Ha poi rivolto un appello affinché la giustizia adotti ogni mezzo a disposizione per proteggere non solo la famiglia della vittima, ma anche tutti i giovani che escono la sera: “Spero che la giustizia possa agire con determinazione per tutelare noi e le nostre famiglie. C’è ancora troppa criminalità in giro e deve essere combattuta. La giustizia esiste, interviene e punisce chi commette reati così gravi”.
L’udienza segna l’inizio di un percorso giudiziario atteso con speranza dai familiari e dagli amici della vittima, che chiedono verità e giustizia per Santo.