Campania

Scabec, la Regione non ricapitalizza?

“Il Cda di Scabec ha puntato il dito contro la gestione della Regione Campania, sottolineando con chiarezza la necessità di ricapitalizzare la società e di affidarle attività per impedire il definitivo dissesto e salvaguardare posti di lavoro. Temiamo che De Luca e i suoi, invece, non abbiano la minima intenzione di fare né l’uno, né l’altro”. Parla così Severino Nappi, consigliere regionale della Lega in Campania e componente della Commissione Trasparenza in Consiglio regionale che, da settimane, sta portando avanti la sua battaglia per far luce sui debiti che attanagliano la società in house della Regione Campania, nata per valorizzare la cultura. Stando a quanto emerso, infatti, dal socio unico, non ci sarebbe – almeno per il momento – la volontà di ricapitalizzare perché ci sarebbe bisogno di attivare una norma da approvare in Consiglio regionale “e questo imporrebbe di scoprire le carte sull’intera vicenda. Non vogliono affidarle altre attività perché così pensano di poterle gestire in altro modo e lontano dai riflettori – ha poi aggiunto il consigliere Nappi – Ma non si illudano, la nostra azione di controllo e di denuncia continuerà ad essere precisa e costante, perché nulla rimanga segreto. I campani hanno il diritto di sapere in che modo è stata gestita anche questa società partecipata e come siano stati spesi tanti milioni di euro pubblici”. La crisi della Scabec è stata portata alla luce il 31 gennaio 2022, in occasione del primo incontro del CdA quando è stato necessario affrontare il tema caldo dei licenziamenti, con contratti stipulati ma nulli in quanto non sottoscritti nel rispetto delle norme in quanto mancava la procedura prevista dal Regolamento adottato dalla Società per indicare i criteri e le modalità per il reclutamento del personale. Secondo la legge, infatti, a) le società a controllo pubblico stabiliscono – con propri provvedimenti – criteri e modalità per il reclutamento del personale nel rispetto dei principi, anche di derivazione Europea, di trasparenza pubblicità e imparzialità; la legge, chiarisce infatti che i contratti di lavoro stipulati in assenza dei provvedimenti o delle procedure di cui al comma secondo sono nulli. Per i dipendenti licenziati, assunti a tempo determinato, era stato superato il limite massimo previsto dalla legge: i contratti a termine non possono superare la durata di 24 mesi, tra proroghe e successioni mentre, nel caso della Scabec – per cui si applica il contratto nazionale di lavoro Federculture – la durata massima dei contratti a tempo determinato non può, in ogni caso, superare i 36 mesi complessivi. Per procedere a nuove assunzioni, il CdA – oggi formalmente dimessosi seppur in carica fino a nuove nomine – aveva ipotizzato un bando pubblico con quote riservate per i dipendenti. Ipotesi questa al momento bloccata proprio per la mancata approvazione del bilancio relativo al 2021, anno in cui l’allora amministratore unico Antonio Bottiglieri ha messo in atto una serie di iniziative senza copertura finanziaria, come nel caso della Rai, oggi in procinto di intraprendere iniziative legali contro la società.

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