{"id":53490,"date":"2022-11-24T22:40:53","date_gmt":"2022-11-24T21:40:53","guid":{"rendered":"http:\/\/todaynews24campania.it\/?p=53490"},"modified":"2022-11-24T22:40:56","modified_gmt":"2022-11-24T21:40:56","slug":"il-42-anniversario-del-disastroso-terremoto-del-1980","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/todaynews24campania.it\/?p=53490","title":{"rendered":"Il 42\u00b0 anniversario del disastroso terremoto del 1980"},"content":{"rendered":"<div>\n<p><em>Oggi ricorre il 42\u00b0 anniversario del disastroso terremoto del 1980, un\u2019immane tragedia per il Mezzogiorno, che suscita ancora dubbi e perplessit\u00e0 con riferimento all\u2019opera di ricostruzione in parte incompiuta e soprattutto per il mancato sviluppo che le ingenti risorse impiegate avrebbero dovuto determinare. Pubblichiamo questa ricostruzione attenta e documentata della catastrofe e della ricostruzione del professore Gaetano Fierro, che fu sindaco di Potenza ai tempi del sisma e si distinse per la rinascita e la ripresa produttiva della sua citt\u00e0. Negli anni successivi, Fierro fu anche vice presidente della Regione Basilicata e noi gli siamo grati per questo contributo affidato generosamente al nostro giornale, che illumina una pagina drammatica della nostra storia contemporanea.<\/em><\/p>\n<p>di Gaetano Fierro<\/p>\n<p>Quando il 23 novembre del 1980 la terra trem\u00f2 in Campania e in Basilicata, nessuno poteva immaginare la tragedia che si stava consumando in particolare nelle zone interne lucane e dell\u2019Irpinia. Quasi tremila morti, rovine per decine di migliaia di miliardi di lire, un centinaio di paesi distrutti e circa un milione di senzatetto. Come sempreaccade nella storia dell\u2019umanit\u00e0, a sopportare il peso devastante di una natura spesso nemica furono i ceti deboli, persone per le quali la vita era gi\u00e0 fatta di duro lavoro per la sopravvivenza e che nello spazio di pochi minuti furono sollevate da tale fatica perdendo la vita. La cronaca di un\u2019emergenza inizialmente non avvertita dal Governo nazionale in tutta la sua vastit\u00e0 \u00e8 nel ricordo di tutti marchiata a fuoco con quel titolo della prima pagina del Mattino di Napoli, <em>Fate Presto.<\/em><\/p>\n<p>Il PresidenteSandro Pertini si precipit\u00f2 in quelle zone creando, perch\u00e9 non dirlo, anche qualche problema ai soccorritori ma testimoniando la vicinanza, sentita ed appassionata, di tutta la politica nazionale e dell\u2019intero Paese al dolore della gente dell\u2019Irpinia, della Basilicata e dell\u2019intera Campania. Mentre la macchina dei soccorritori guidata in maniera impareggiabile dal Commissario Straordinario Giuseppe Zamberletti faceva per intero la sua parte, i partiti a livello nazionale si interrogavano sulla qualit\u00e0 delle risposte da dare a quelle popolazioni. Gi\u00e0 c\u2019era stato il terremoto del Friuli per il quale la collaborazione intelligente tra partiti locali e nazionali aveva dato ottimi risultati.<\/p>\n<p>Il problema, infatti, non erano solo le risorse da stanziare, quanto piuttosto quello di ottimizzarne l\u2019utilizzo rilanciando quella cooperazione tra poteri democratici che aveva gi\u00e0 dato i suoi frutti positivi in Friuli e in seguito nella Valtellina.<\/p>\n<p>Il terremoto lucano e dell\u2019Irpinia, quattro volte pi\u00f9 grande di quello del Friuli, poneva, per\u00f2, alle classi dirigenti locali e nazionali qualche problema in pi\u00f9 rispetto al terremoto del Friuli e di altre zone del Paese. Questa volta non si trattava solo di ricostruire paesi interamente distrutti dal sisma, ma di cogliere l\u2019occasione storica per dare risposte alla questione meridionale in campo da molti decenni. Dalla Basilicata e dalle zone interne della Campania sul terreno dello sviluppo e da Napoli sul terreno della qualit\u00e0 della vita oltre che, naturalmente, su quello economico.<\/p>\n<p>Miseria antica e distruzione sismica, insomma, stavano diventando un intreccio perverso e un nodo scorsoio al collo di quelle popolazioni, che temevano di vedere del tutto disattese quelle speranze coltivate per decenni. Il dibattito politico si infiamm\u00f2 e, per merito essenzialmente della Democrazia Cristiana e del P.C. I., che governava a quel tempo la citt\u00e0 di Napoli, fu messa in piedi la famosa legge 219 che conteneva azioni di tre tipi:<\/p>\n<p>a) la ricostruzione delle abitazioni distrutte con il recupero di un rapporto servizi-residenze equilibrato e moderno;<\/p>\n<p>b) gli incentivi finanziari e fiscali per il trasferimento di attivit\u00e0 produttive nelle zone interne della Campania ed in Basilicata;<\/p>\n<p>c) un piano di 20 mila alloggi per la citt\u00e0 di Napoli afflitta da un indice di affollamento tra i pi\u00f9 alti del mondo (10 mila abitanti per Kmq).<\/p>\n<p>Questa triplice azione strutturale era sostenuta da poteri speciali attribuiti ai sindaci e ai presidenti delle giunte regionali e conteneva, sul terreno finanziario, una novit\u00e0.<\/p>\n<p>La legge indicava alcuni obiettivi (ad esempio 20 mila alloggi) ma, non potendo quantificare in quel momento l\u2019onere finanziario, e non avendo nel bilancio pubblico risorse sufficienti, affidava alle successive finanziarie il compito di stanziare le risorse necessarie anche sulla base di quello che sarebbe stato l\u2019accertamento definitivo dei costi.<\/p>\n<p>Fu cos\u00ec che le forze politiche di maggioranza e di opposizione si obbligarono a finanziare, negli anni successivi, con manovre creative, 1a pi\u00f9 grande opera di infrastrutturazione nella Storia dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia, di alcune zone del Mezzogiorno. Quella triplice azione avviata nella primavera del 1981 fin\u00ec, nel corso di un decennio, per far decollare altre iniziative non direttamente collegate al terremoto, ma che furono favorite dalle politiche ricostruttive e di sviluppo attivate in seguito al sisma del 1980.<\/p>\n<p>Ne cito alcune per tutte.<\/p>\n<p>Lo sviluppo dell\u2019area metropolitana di Roma, Milano e Torino era avvenuto, dalla met\u00e0 degli anni Sessanta in poi, con l\u2019utilizzo delle somme accantonate con riserve tecniche dagli enti previdenziali (lnps, Inail, Enasarco, Enpam e via di questo passo).<\/p>\n<p>L\u2019ammontare annuo complessivo di questi investimenti era tra i 4 e i 5 milamiliardi di vecchie lire. Una cifra enorme che aveva consentito l\u2019espansione urbana delle maggiori citt\u00e0 con un buon livello qualitativo.<\/p>\n<p>Quando nel 1988 la Commissione Bilancio prepar\u00f2 un emendamento che obbligava per 5 anni gli enti previdenziali a riservare alle zone della Campania e della Basilicata il 20% dei propri investimenti, le forze politiche furono pronte ad approvarlo. Mille miliardi circa di investimenti immobiliari in quelle due regioni signific\u00f2 molto per lo sviluppo economico e per la vivibilit\u00e0 di quelle popolazioni. Basti pensare che, dalla sera alla mattina, si avvi\u00f2 a Napoli la costruzione dell\u2019attuale centro direzionale che da oltre 15 anni era fermo al palo per mancanza di risorse. Con una domanda pubblica certa, gli imprenditori fecero a gara per costruire ed organizzare, cos\u00ec, un\u2019offerta appetibile.<\/p>\n<p>L\u2019opera di infrastrutturazione della Basilicata avvenuta in quegli anni convinse la Fiat di Cesare Romiti a preparare gli investimenti nel polo automobilistico di Melfi. All\u2019epoca l\u2019On. Cirino Pomicino, che era ministro del Bilancio, stipul\u00f2 con la Fiat un contratto di programma di ben 3 mila miliardi di lire per l\u2019insediamento di Melfi, pi\u00f9 un altro contratto di programma per l\u2019indotto delle piccole e medie imprese. Anche in quell\u2019occasione il consenso delle forze politiche e sociali fu altissimo. Due realizzazioni, il centro direzionale di Napoli e il polo Fiat di Melfi, che nulla avevano a che fare con il sisma del novembre del 1980, erano, comunque, figlie di quella cultura di governo sorta proprio in seguito al terribile terremoto e che aveva fatto propri gli obiettivi di sviluppo economico e di ammodernamento urbano di quelle regioni. Insomma due benefici effetti a distanza di quella saggia decisione assunta dalla D.C. e dal P.C.I., oltre che dalle altre forze politiche minori, all\u2019indomani di quella immane catastrofe.<\/p>\n<p>Negli anni che seguirono ebbi modo di seguire da vicino, nella mia veste di sindaco della citt\u00e0 di Potenza, l\u2019intero processo messo in moto dalla legge 219\/81 che, per\u00f2, divenne operativa nel 1984. Negli anni precedenti alla sua entrata in vigore, il Governo nazionale oper\u00f2 con l\u2019ordinanza 80, al fine di agevolare il recupero delle abitazioni leggermente danneggiate. In quegli anni ho visto l\u2019impegno fattivo e concreto delle classi dirigenti locali e dei dirigenti nazionali dei partiti eletti in quelle zone, che diedero vita ad una specie di partito trasversale del terremoto, ma ho visto anche crescere l\u2019astio e la contrapposizione politica nei confronti dei risultati che si stavano ottenendo in tema di infrastrutturazione del territorio e di sviluppo industriale. Purtroppo, alla fine degli anni \u201880 il clima cambi\u00f2 per questa campagna di odio sostenuta, ironia della sorte, dal giornale di Montanelli e da <em>la Repubblica. <\/em>Incertezze politiche e pressioni scandalistiche della stampa dettero vita a quella \u201cCommissione Scalfaro\u201d, che fu la culla dell\u2019odio e del livore e che esplose poi con i fatti del \u201992-\u201993 con l\u2019Irpiniagate.<\/p>\n<p>Sotto la spinta di Oscar Luigi Scalfaro, diventato nel \u201992 Presidente della Repubblica, la ricostruzione sismica fu processata e dopo 15 anni assolta, ma intanto i sacrifici fatti ed i buoni risultati ottenuti con la ricostruzione vennero vanificati dai giudizi sommari verso la classe politica meridionale, considerata disonesta e incapace.<\/p>\n<p>Naturalmente, come in ogni processo complesso, anche nella ricostruzione vi furono fatti positivi ed episodi negativi, in particolare con l\u2019arrivo degli imprenditori del nord che utilizzarono gli incentivi industriali per, poi, rapidamente scomparire.<\/p>\n<p>Per quanto attiene, invece, la ricostruzione dell\u2019edilizia abitativa va ricordato che si form\u00f2 nella coscienza civile professionale una \u201cnuova cultura dello sviluppo\u201d: prima del novembre \u201980, le iniziative da porre in essere nel campo di una qualsiasi ricostruzione non rientravano di certo nella cultura degli amministratori, dei tecnici, dei cittadini; nessuno aveva sentito parlare in termini appropriati dell\u2019adeguamento antisismico con la stessa disinvoltura con cui, a distanza di tempo, si osa oggi trattare argomenti di natura tecnica legati al recupero del patrimonio abitativo.<\/p>\n<p>Alla luce di quelle esperienze vissute si consolid\u00f2 una cultura urbanistica che concorse, con il proprio contributo, ad un processo di trasformazione soprattutto dei centri storici di molti comuni. Infatti furono riqualificati, in coerenza con il restauro conservativo, tutti gli elementi architettonici ivi preesistenti come i portali, le murature a faccia vista, le mensole dei balconi e dei vani finestra. Vale per tutti l\u2019esempio della citt\u00e0 di Potenza che, ancora oggi, ben rappresenta qualitativamente il lavoro fatto.<\/p>\n<p>Con l\u2019intervento ordinario e straordinario dello Stato furono costruiti migliaia di abitazioni, edifici scolastici di ogni ordine e grado, strade e centri sociali, come pure impianti sportivi e centri sanitari. &nbsp;Un discorso a parte merita l\u2019istituzione della Universit\u00e0 degli Studi di Basilicata che rappresenta, senza enfasi e retorica, una conquista sociale di notevole spessore, agognata da decenni dalle generazioni lucane. Relativamente alle disfunzioni nel settore industriale va sottolineato che la politica centrale non \u00e8 stata all\u2019altezza del compito, nel senso che da Roma vennero quattro o cinque imprese che si divisero la grande torta delle infrastrutture; sempre Roma, poi, deliberatamente escluse le imprese della Basilicata e dell\u2019Irpinia, nonostante un\u2019ordinanza dell\u2019allora ministro Scotti avesse sancito che il cinquanta per cento degli appalti doveva essere destinato alle imprese locali. Le suddette imprese \u201cromane\u201d, ottenuta la concessione al mega-appalto, altro non fecero che cedere i lavori in sub-appalto, questa volta alle imprese di Basilicata e dell\u2019Irpinia, con ribassi fino al 50 per cento. Un affare di proporzioni immense, peraltro \u201cregistrato\u201d dalla Commissione Scalfaro. Ma i lucani, e lo ribadiamo con rabbia e dolore, non parteciparono affatto a quella mega-ripartizione. I lucani non hanno gestito nulla, tutto \u00e8 stato calato dall\u2019alto. Gli imprenditori hanno protestato, denunciato le degenerazioni dei subappalti ma nessuno li ha ascoltati.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 stata sicuramente sproporzione tra i finanziamenti pubblici elargiti e i risultati pratici ottenuti in termini di occupazione e produzione, ma se sprechi e scelte discutibili ci sono stati, Roma, centro della politica, ne \u00e8 stata consapevole, sempre. Gli atti posti in essere sono dipesi da una legislazione di 25 anni che li ha consentiti.<\/p>\n<p>Allora? Speranze tradite? Una ricostruzione che ha fatto pi\u00f9 male che bene?<\/p>\n<p>Poco onesto affermarlo. Per meglio capire i meccanismi innescati, nonch\u00e9 le perversioni vere o presunte, \u00e8 necessario fare una distinzione tra le risorse finanziarie destinate alla ricostruzione del patrimonio abitativo e quelle assegnate alla costruzione delle aree industriali. Nel presente, come in prospettiva storica, \u00e8 importante che i due flussi finanziari vadano nettamente separati. Nel primo caso i finanziamenti sono arrivati direttamente ai Comuni e agli Enti gestori del patrimonio edilizio pubblico e privato; nel secondo caso direttamente agli industriali, attraverso uffici e procedure gestite direttamente da Roma.<\/p>\n<p>Ma, nonostante le scriteriate assegnazioni finanziarie, le aree industriali sorsero e sono ancora l\u00ec. Per fortuna! Tra mille difficolt\u00e0, fra tante contraddizioni e qualche errore di valutazione, le aree terremotate hanno cambiato volto. I veri problemi dell\u2019industrializzazione ricominciano oggi, soprattutto con le non decisioni del Governo attuale per ulteriori aiuti alle zone terremotate e alla loro rinascita. Le aree industriali della Basilicata, oggi, sono soltanto dei poli produttivi a met\u00e0, alquanto isolati. Mancano ancora strade, interne ed esterne, mancano alberghi, mancano servizi come sportelli bancari e postali, posti di polizia, mancano i trasporti. Questi sono stati e sono i veri problemi di crescita di una industria giovanissima: quello che serve \u2013 ripeto \u2013 \u00e8 una attenzione maggiore della classe dirigente, possibilmente del Governo centrale, soprattutto per impedire un freno, uno stop ad una crescita economica e sociale che, qualunque cosa se ne dica, comunque c\u2019\u00e8 stata. Nel cratere ci sono industrie che rappresentano l\u2019\u00abAzienda-Italia\u00bb: qui hanno portato tecnologie, management, strategie ma, anche, poca occupazione; tutte, per funzionare sempre meglio, hanno bisogno di un habitat che non c\u2019\u00e8.<\/p>\n<p>Se spesso la modernit\u00e0 passa attraverso la tragedia, in questo Paese, che sa vivere solo con la crisi, la Basilicata e l\u2019Irpinia ne sono state un caso esemplare. Ci voleva un terremoto per farle rifiorire, nonostante le loro irrisolte contraddizioni. Sulla ricostruzione, come gi\u00e0 precedentemente accennato, si \u00e8 abbattuta l\u2019ombra lunga degli scandali e degli sprechi. La Commissione d\u2019Inchiesta parlamentare sulle aree terremotate, presieduta dall\u2019on. Scalfaro, \u00e8 stata anche a Potenza e ha concluso i suoi lavori dopo 14 mesi di indagini ed approvato tre relazioni che furono successivamente portate in Parlamento. Il lavoro svolto dalla Commissione, comunque, non riusc\u00ec a farsi carico della diversit\u00e0 degli interventi previsti da una legge complessa e articolata.<\/p>\n<p>La Commissione non forn\u00ec tutti gli elementi richiesti, anzi aliment\u00f2 il sospetto dell\u2019utilizzo improprio delle risorse finanziarie. Tuttavia \u00e8 verosimile affermare che in quel periodo la ricostruzione procedeva in maniera diversa da Comune a Comune; in moltissimi Comuni essa era in fase avanzata, mentre in altri si registravano ritardi dovuti a difficolt\u00e0 di carattere urbanistico o a conflittualit\u00e0 fra condomini o a ritardi nell\u2019elaborazione degli strumenti urbanistici.<\/p>\n<p>Furono stanziati 52 mila miliardi di lire, di cui circa due quinti vennero utilizzati per realizzare i ventimila alloggi di Napoli (dando sollievo ad una penuria abitativa universalmente riconosciuta) e tre quinti per la ricostruzione abitativa nell\u2019intera area della Campania e della Basilicata. Poich\u00e9 era supposizione comune che l\u2019Irpinia avrebbe ottenuto 64.000 miliardi di lire, l\u2019inchiesta ebbe modo di chiarire ci\u00f2: la provincia di Avellino, infatti, ebbe solo 6.549 miliardi. Per gli insediamenti produttivi nelle aree di Avellino, Salerno e Potenza furono stanziati ottomila miliardi di lire. Tutto questo, fortunatamente, \u00e8 storia passata anche se ha lasciato tante ombre sulla credibilit\u00e0 di una classe dirigente messa alla gogna e strumentalizzata dai giochi nazionali, fatti sulla pelle dei cittadini meridionali.<\/p>\n<p>Ma tornando alle cose pi\u00f9 propositive che hanno ispirato questa mia riflessione, va detto che: \u00abla legge 219 del 1981, quella concepita per far tornare alla normalit\u00e0 le zone terremotate, era una buona legge. La sua filosofia prevedeva la riparazione del danno e un limitato intervento finalizzato allo sviluppo produttivo. Il tutto da attuarsi entro tempi certi\u00bb. Ma la 219 fu stravolta, come gi\u00e0 detto, da oltre cinquanta leggi e decreti successivi. E cos\u00ec al posto della ricostruzione di ci\u00f2 che era andato distrutto si diede il via libera, in molti casi, alla costruzione esagerata, fonte di umane distrazioni. Tuttavia, nel tracciare un quadro conclusivo relativo alla raffigurazione dei fatti e delle azioni conseguenti alla calamit\u00e0, \u00e8 giusto affermare che l\u2019inchiesta, cos\u00ec come \u00e8 presentata dai documenti conclusivi, appariva allora indispensabile. Lo scopo della ricostruzione di eventi tanto controversi, specialmente per il fatto che hanno comportato l\u2019utilizzazione di ingentissimi finanziamenti pubblici, era, ad un tempo, la base epistemologica per l\u2019individuazione delle responsabilit\u00e0 pregresse ed il punto di partenza per aprire in futuro un capitolo nuovo: il solo modo perch\u00e9 da una esperienza negativa potessero nascere regole nuove e pi\u00f9 sicure nel governo della spesa pubblica, secondo criteri di trasparenza, collegialit\u00e0, imparzialit\u00e0 ed efficacia.<\/p>\n<p>In conclusione, mi viene da aggiungere che una delle ragioni di forza di una democrazia avanzata \u00e8 la sua capacit\u00e0 di autocorrezione dei propri errori. A questo deve provvedere sempre e senza indugi il Parlamento, al cui operato guardiamo con fiducia, alfine di scongiurare il pericolo che, in futuro, possa ripetersi quanto la Commissione Scalfaro ha cos\u00ec \u201crealisticamente\u201d squadernato davanti ai nostri occhi di spettatori o protagonisti di quegli eventi, sui quali, comunque, non abbiamo mai calato il velo ipocrita di una prona assuefazione, quanto, semmai, esercitato una nostra responsabile criticit\u00e0.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi ricorre il 42\u00b0 anniversario del disastroso terremoto del 1980, un\u2019immane tragedia per il Mezzogiorno, che suscita ancora dubbi e perplessit\u00e0 con riferimento all\u2019opera di ricostruzione in parte incompiuta e soprattutto per il mancato sviluppo che le ingenti risorse impiegate avrebbero dovuto determinare. 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