{"id":2588,"date":"2021-04-15T14:40:25","date_gmt":"2021-04-15T14:40:25","guid":{"rendered":"http:\/\/todaynews24campania.it\/?p=2588"},"modified":"2021-04-15T14:42:50","modified_gmt":"2021-04-15T14:42:50","slug":"carta-di-amalfi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/todaynews24campania.it\/?p=2588","title":{"rendered":"Carta di Amalfi"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">Il luogo preciso in cui nacquero le prime cartiere ancora non si conosce. E&#8217; sicuro che, essendoci contatti tra gli amalfitani e gli arabi, sia giunta per prima proprio ad Amalfi la &#8220;bambagina&#8221;, cio\u00e8 la carta realizzata con ritagli di cenci. Questa denominazione deriva dalla citt\u00e0 araba El-Marubig, che aveva il monopolio della produzione.<\/p>\n\n\n\n<p>In un decreto Federico II (morto nel 1250) vietava alle curie di Napoli, di Sorrento e di Amalfi di adoperare la carta bambagina per la stesura degli atti pubblici. Imponeva l&#8217;uso della pergamena perch\u00e8 era pi\u00f9 durevole.<\/p>\n\n\n\n<p>La carta fu lavorata a mano fino al 1700 quando, con l&#8217;industrializzazione, si pass\u00f2 a lavorarla con le macchine.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine del XVIII secolo esistevano sedici cartiere attive, di cui oggi funzionano solo una decina.<br>Nella Valle dei Mulini, di Amalfi, c&#8217;\u00e8 il Museo della Carta a mano. E&#8217; costituito da un&#8217;antica cartiera e da una biblioteca con circa 3.000 testi sulle origini della carta.<\/p>\n\n\n\n<p>Varie erano le fasi per la lavorazione della carta.<br>La materia prima era costituita dai cenci di cotone, lino e canapa, raccolti in vasche di pietra dette \u201cpile\u201d, triturati e ridotti in forma di poltiglia con martelli di legno (maglio), alla cui estremit\u00e0 erano sistemati dei chiodi in ferro. La forma e le dimensioni di questi chiodi determinava la consistenza della poltiglia e lo spessore dei fogli di carta.<\/p>\n\n\n\n<p>I martelli si muovevano grazie alla forza dell&#8217;acqua che, cadendo su una ruota a contropeso (rotone), azionava un albero di trasmissione (fuso).<\/p>\n\n\n\n<p>La poltiglia preparata veniva raccolta in un grande recipiente ricoperto di maioliche. In esso si metteva la \u201cforma\u201d, che aveva la bordatura in legno (cassio) e la filigrana nel mezzo, costituita da una fitta rete di fili di ottone o bronzo. La filigrana conteneva i marchi di fabbrica, che contraddistinguevano i vari cartari. Questi marchi, visibili in controluce, rappresentavano simboli civici, araldici e religiosi.<\/p>\n\n\n\n<p>I fogli pi\u00f9 antichi, del XIII e del XIV secolo, avevano lo stemma della citt\u00e0 o la croce ad otto punte e gli emblemi di famiglie antiche.<br>La poltiglia, una volta attaccatasi alla forma e scolata l&#8217;acqua, veniva trasferita su un apposito feltro di lana. Si realizzava cos\u00ec un mucchio di fogli di carta molto umidi, a cui si alternavano altrettanti feltri di lana. Il mucchio veniva pressato da un torchio di legno per far fuoriuscire l\u2018acqua.<\/p>\n\n\n\n<p>Successivamente i fogli di carta venivano staccati uno per uno dai feltri e portati nello \u201cspandituro\u201d per essere asciugati, attraverso le correnti d&#8217;aria. Ecco perch\u00e8 gli spanditoi erano costruiti nella parte pi\u00f9 alta della cartiera. Alla fine i fogli venivano stirati e raggruppati in pacchi nella stanza dell\u2019 \u201callisciaturo\u201d. Nel XVIII la pila a maglio fu sostituita dalla \u201cmacchina olandese\u201d. In questo modo, la poltiglia era pi\u00f9 raffinata e la produzione aumentava. La nuova macchina presentava grossi cilindri metallici, sui quali erano attaccate le filigrane. La pressione dell\u2019acqua, che scorreva attraverso condutture in muratura, attaccava la poltiglia alle filigrane. La poltiglia si staccava e passava attraverso due rulli feltrati per l\u2019eliminazione dell\u2019acqua.<br>I fogli di carta venivano preasciugati con una caldaia a vapore. La carta cos\u00ec prodotta a fogli veniva messa ad asciugare ulteriormente negli spanditoi.<\/p>\n\n\n\n<p>La carta veniva adoperata per i documenti del ducato, delle sedi vescovili, delle parrocchie e per scrivere atti notarili. Era usata nelle corti degli Angioini, degli Aragonesi, del Vicereame Spagnolo e nella corte Borbonica.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella di Amalfi era molto pregiata e ricercata. Oggi \u00e8 usata per le partecipazioni nuziali, per i battesimi, per le prime comunioni, per depliants e per redigere opere importanti. Anche lo Stato del Vaticano utilizza la carta di Amalfi per la sua corrispondenza. Si pu\u00f2 assistere al ciclo di lavorazione della carta visitando la Cartiera Amatruda.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il luogo preciso in cui nacquero le prime cartiere ancora non si conosce. E&#8217; sicuro che, essendoci contatti tra gli amalfitani e gli arabi, sia giunta per prima proprio ad Amalfi la &#8220;bambagina&#8221;, cio\u00e8 la carta realizzata con ritagli di cenci. Questa denominazione deriva dalla citt\u00e0 araba El-Marubig, che aveva il monopolio della produzione. 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